Il 30 luglio un aggressore ha cominciato a prosciugare i Bitcoin custoditi negli indirizzi generati da Coldcard, l’hardware wallet dedicato al solo Bitcoin prodotto dalla canadese Coinkite. La prima ondata ha portato via all’incirca 594 BTC da circa 500 wallet nell’arco di circa 25 minuti.1 Al 4 agosto Galaxy Research indicava con elevata attendibilità in 1.596 BTC le somme sottratte da circa 7.300 indirizzi, distribuite su tre ondate confermate e 14 episodi minori, per oltre 100 milioni di dollari. Contando anche una quarta ondata sospetta ma non confermata, il totale potrebbe arrivare a circa 2.055 BTC, ossia intorno ai 130 milioni di dollari. Sulla stessa falla erano al lavoro almeno 15 aggressori indipendenti, e l’attacco era ancora in corso.2
All’origine non c’è un link di phishing né un dispositivo rubato. L’avviso di sicurezza pubblicato da Coinkite lo riconduce a una modifica del firmware del marzo 2021, che ha affidato la generazione delle chiavi a un generatore di numeri casuali software prevedibile, al posto di quello hardware integrato nel chip. Lo spazio delle chiavi possibili si è ristretto al punto da permettere a un aggressore di ricostruirle offline, senza mai toccare il dispositivo. Sono interessati soltanto i wallet a firma singola. Coinkite ha pubblicato i modelli e le versioni di firmware coinvolti.3
Perché questo caso è diverso
Il 31 luglio è stato distribuito il firmware corretto, ma nessuna patch può riparare una chiave già generata. Chi possiede il dispositivo deve generarne una nuova e spostare le proprie monete. Fa eccezione una minoranza di configurazioni realizzate con entropia privata indipendente in quantità sufficiente.3
La parte scomoda è l’identikit delle vittime. A rimetterci sono stati detentori che avevano letto le argomentazioni, comprato un dispositivo stimato e dedicato al solo Bitcoin e portato le proprie monete fuori dagli exchange. Il difetto è rimasto invisibile per più di cinque anni e nessun comportamento del proprietario avrebbe potuto farlo emergere.
La reazione del mercato ha rovesciato lo schema visto con FTX. Alla fine del 2022 i detentori ritiravano le monete dagli exchange; questa volta le hanno rimandate indietro. Il 31 luglio CryptoQuant ha registrato 39.600 BTC movimentati in trasferimenti inferiori a 1 BTC, poco meno dei 39.900 BTC spostati il 16 novembre 2022, pochi giorni dopo l’istanza di fallimento di FTX. Gli afflussi netti verso gli exchange hanno raggiunto 11.163 BTC.4
La custodia è un continuum di rischi, non una questione di principio
Custodire le chiavi in proprio oppure detenere un prodotto quotato? La domanda torna a ogni incidente, e chi ha costruito questo settore si rifiuta di schierarsi.
Lo abbiamo chiesto ad Adam Back l’anno scorso. Il crittografo, oggi amministratore delegato di Blockstream, è uno dei pochissimi ricercatori il cui lavoro è citato nel whitepaper di Bitcoin. La sua risposta: «Entrambe le cose. In realtà le ho fatte entrambe. Gli ETF offrono vantaggi di integrazione nel portafoglio e di accesso al prestito… Ma l’autocustodia è essenziale per preservare decentralizzazione e immutabilità». Aveva già messo in guardia: «l’autocustodia non è per tutti».5
David Marcus, ex presidente di PayPal, poi alla guida del progetto sulle valute digitali di Meta e oggi al vertice di Lightspark, difende apertamente l’autocustodia e al tempo stesso non si sbilancia: «Personalmente credo che il modo migliore sia una combinazione di servizi di custodia affidati a soggetti fidati e di autocustodia».6
Eric Balchunas, di Bloomberg, indica una ragione più prosaica: «Oggi i wallet sono ancora troppo complicati. Quando diventerà più semplice, potrei passare all’autocustodia. Per ora gli ETF eliminano quell’attrito».7
Che cosa risolve e che cosa non risolve un veicolo quotato
Un ETP non elimina il rischio legato alle chiavi: lo sposta su un depositario che opera con procedure istituzionali di generazione delle chiavi, controlli a firma multipla, audit e coperture assicurative. Al posto di un unico punto di guasto silenzioso subentra una controparte chiamata a rispondere. In cambio il detentore accetta il rischio di emittente e di depositario, una commissione di gestione e la rinuncia a operare on-chain. È uno scambio, non un upgrade.
Un singolo difetto del firmware, del resto, non chiude la discussione. Peter Todd, tra i primi sviluppatori di Bitcoin, ha esposto senza giri di parole la tesi opposta: «L’autocustodia ha un track record molto migliore rispetto ai terzi». Ha ricordato che il solo caso QuadrigaCX è costato agli utenti circa 200 milioni di dollari, all’incirca il doppio delle perdite Coldcard note nel momento in cui scriveva.⁸ Willy Woo, che dice di non avere nulla contro i prodotti regolamentati, sostiene che solo l’autocustodia consegna una proprietà davvero sovrana.9
Entrambe le letture sono difendibili. La domanda più circoscritta, per chi costruisce i portafogli dei clienti, è quale modalità di guasto il cliente sia in grado di individuare, assicurare e superare. Per cinque anni i possessori di Coldcard non hanno potuto fare nessuna delle tre cose.
Fonti
1 Crypto Economy, «Coldcard Vulnerability Turns ‘Impossible to Guess’ Seeds Into Guessable Ones, Draining 594 BTC», 31 luglio 2026
2 Galaxy Research, via The Block, «Bitcoin losses from Coldcard hack could swell to $130 million», 4 agosto 2026
3 Coinkite, «Coldcard Security Advisory», 30 luglio 2026, aggiornato il 1° agosto 2026
4 CryptoQuant e Timechainindex, via CoinDesk, 2 agosto 2026
5 Intervista CoinShares, Adam Back, amministratore delegato di Blockstream, 23 maggio 2025
6 Intervista CoinShares, David Marcus, amministratore delegato e fondatore di Lightspark, 13 novembre 2025
7 Intervista CoinShares, Eric Balchunas, Senior ETF Analyst, Bloomberg, 11 luglio 2025
8 Peter Todd, post su X, 3 agosto 2026
9 Willy Woo, post su X, via The Crypto Times, 3 agosto 2026
* CoinShares è un emittente di ETP su criptovalute. Le cifre sulle perdite sono stime pubblicate da Galaxy Research e sono aggiornate al 4 agosto 2026. Al momento della stesura l’attacco era ancora in corso e i totali sono stati rivisti al rialzo più volte.
