Aprile 27, 2026     |

Bitcoin in testa mentre la geopolitica ridisegna la gerarchia dei beni rifugio

Written by CoinShares

Gli ultimi due mesi hanno offerto un esperimento naturale insolitamente nitido sul comportamento degli asset in periodi di stress geopolitico. Da quando la crisi iraniana si è intensificata il 28 febbraio, Bitcoin ha registrato un rendimento vicino al 23%, mentre i mercati azionari globali sono scesi del 3,3% e l’oro — tradizionalmente considerato il bene rifugio per eccellenza — è arretrato di quasi il 9%. Questa settimana ha prolungato il trend: Bitcoin ha guadagnato un ulteriore 4,5% mentre sia l’oro che le azioni si sono indeboliti. I flussi di investimento confermano la convinzione direzionale, con i prodotti d’investimento in asset digitali che hanno attirato circa 1 miliardo di dollari di afflussi netti nonostante la persistente instabilità.

L’evento macro più rilevante della settimana è stata l’audizione di Kevin Warsh al Senato americano per la conferma alla guida della Federal Reserve. I mercati erano attenti alla sua capacità di affermare l’indipendenza della banca centrale. Le risposte sono state accolte positivamente: i futures si sono appena mossi e Bitcoin non ha mostrato reazioni significative. La nostra ipotesi di base resta che la conferma avvenga prima della scadenza di giugno. Warsh è atteso come meno esplicito di Powell nella forward guidance, il che potrebbe rendere meno trasparente il percorso di politica monetaria nei prossimi anni.

Il tema istituzionale più rilevante del mese resta la domanda per le azioni legate alla blockchain. Gli afflussi da inizio mese hanno raggiunto 615 milioni di dollari — un record mensile — di cui 289 milioni solo questa settimana. Gli indici azionari blockchain sono in rialzo di oltre il 12% da inizio anno, mentre i benchmark focalizzati sul mining di Bitcoin hanno guadagnato oltre il 31%, rispetto al 6,9% del Nasdaq. Un numero crescente di minatori quotati si sta riposizionando verso l’infrastruttura AI, sfruttando contratti energetici esistenti e data center per fornire capacità di calcolo. Per gli allocatori istituzionali con mandati che escludono l’esposizione diretta agli asset digitali, questi veicoli quotati rappresentano un punto d’accesso pragmatico.

Sul fronte regolatorio, il Clarity Act rimane la variabile cruciale. La finestra legislativa si sta chiudendo rapidamente. Senza promulgazione entro fine maggio, la probabilità di approvazione quest’anno cala nettamente — alcuni osservatori ipotizzano uno slittamento fino al 2030. Le probabilità su Polymarket sono scese al 45%. L’impatto non sarebbe uniforme: Bitcoin ed Ethereum godono di una relativa protezione regolatoria, mentre la DeFi e i mercati token più ampi sono significativamente più esposti.

A livello strutturale, l’approvazione del Clarity Act fornirebbe alle grandi banche tradizionali — già attive nella custodia di asset digitali — il quadro normativo necessario per scalare le proprie attività. Si tratterebbe di una vera svolta istituzionale per la classe d’asset.

Written by CoinShares

Stay Informed

Join our list for exclusive daily briefings on market strategy, digital assets, and technical craft.