8 Ottobre 2026     |

Asset digitali nel 2026: quattro domande a cui saper rispondere

Written by Citywire

I Suoi clienti si stanno già formando un’opinione sugli asset digitali, con o senza di Lei. Nei prossimi vent’anni circa 124.000 miliardi di dollari di ricchezza passeranno a eredi più giovani, e il 62% di questi ultimi affronta già spontaneamente il tema degli asset digitali con il proprio consulente.1 La distribuzione per età è netta: il 45% della Generazione Z e dei millennial detiene criptovalute, contro il 18% della Generazione X e dei baby boomer.1 La tokenizazione, nel frattempo, sta allargando il perimetro stesso di ciò che conta come asset investibile. Nulla di tutto questo richiede che un intermediario si esprima su dove andrà il prezzo del bitcoin. Richiede però una posizione su quattro domande, perché i clienti le stanno già ponendo.

In che modo oro e bitcoin traggono vantaggio dal debasement del dollaro?

Il debito federale statunitense supera ormai i 40.000 miliardi di dollari. Il debasement è semplicemente la perdita di potere d’acquisto del dollaro, e diventa una questione concreta quando i mercati si aspettano che parte di quel fardello venga erosa da inflazione, tassi reali bassi o sostegno della banca centrale. Oro e bitcoin rispondono nello stesso modo: con un’offerta che non può reagire alla domanda. Lo stock di oro già estratto cresce di circa l’1% all’anno. Il bitcoin ha un piano di emissione programmato e un’offerta massima fissa.

Per l’oro la tesi è consolidata. Le banche centrali ne hanno acquistate 863 tonnellate nel 2025, dopo le 1.092 tonnellate del 2024, e gli ETF ne hanno assorbite altre 801.2 Quella del bitcoin è più recente, ma sta prendendo forma: gli ETF spot statunitensi hanno raccolto oltre 54 miliardi di dollari di flussi netti cumulati dal lancio nel 2024, e la volatilità realizzata è andata calando man mano che la liquidità del mercato è aumentata.3

Entrambi gli asset hanno corretto quest’anno: l’oro dal record di gennaio, il bitcoin lungo dodici mesi più volatili. È un tratto noto di questa tesi, non una sua smentita: una tesi di riserva di valore non si giudica in base all’andamento dei prezzi di breve periodo. L’oro offre il track record più lungo e una domanda di riserva consolidata; il bitcoin ne offre una versione nativamente digitale e a offerta fissa, con un potenziale di rialzo maggiore e, insieme, un rischio di drawdown maggiore. Per il consulente, la domanda utile è se i due possano svolgere ruoli complementari, con pesi diversi in portafoglio.

Quanto possono crescere davvero le stablecoin?

Le stablecoin sono token ancorati al dollaro, garantiti da liquidità e titoli del Tesoro USA a breve termine. Il mercato vale oggi circa 300 miliardi di dollari e lo scenario base di Citi indica 1.900 miliardi di dollari entro il 2030, contro i 4.000 miliardi dello scenario più favorevole.4

La strada verso quelle cifre passa dai pagamenti, non dalla speculazione. I flussi tra imprese hanno rappresentato 226 miliardi di dollari, circa il 60% del volume identificabile di pagamenti in stablecoin, e Visa, Mastercard, PayPal e Stripe stanno tutte costruendo o integrando infrastrutture di pagamento in stablecoin. Ogni dollaro di stablecoin regolamentate alimenta anche la domanda di titoli del Tesoro: la sola Tether detiene 141 miliardi di dollari di esposizione al Tesoro statunitense, un livello che la collocherebbe tra i primi 20 detentori. I 4.000 miliardi non sono la cifra che conta. Contano la direzione e le spinte strutturali che la sostengono.

La tokenizazione sta cambiando il modo in cui si costruiscono i portafogli?

La tokenizazione emette un interesse giuridico su un asset, sotto forma di registrazione digitale trasferibile. Riguarda già fondi in titoli del Tesoro tokenizzati per 16,0 miliardi di dollari, private credit per 7,8 miliardi, azioni per 2,6 miliardi e private equity e venture capital per 2,3 miliardi. Lo scenario base di Citi prevede entro il 2030 un mercato tokenizzato da 5.500 miliardi di dollari, con sistemi tradizionali e tokenizzati destinati a convivere per un certo tempo.4

Ciò che cambia è l’implementazione, non l’asset allocation strategica: importi minimi più contenuti, trasferimenti 24 ore su 24, tempi di regolamento più brevi, distribuzione automatizzata dei proventi e una mobilizzazione più rapida delle garanzie. Nell’insieme, questi elementi rendono più agevole dimensionare le allocazioni sui mercati privati e aprono strategie specialistiche a una platea di investitori più ampia. Restano vincoli non banali, che spetta all’intermediario valutare e assumersi in prima persona: liquidità, titolarità giuridica, valutazione, custodia, adeguatezza, fiscalità e interoperabilità.

Che cosa detengono i Suoi clienti che Lei non vede?

È la domanda meno confortevole delle quattro. L’indagine 2026 condotta da CoinShares su 2.230 investitori affluent con almeno 500.000 dollari di patrimonio investibile, in sette mercati globali tra cui i cinque raggiunti da questo articolo, ha rilevato una diffusione degli asset digitali compresa tra il 58% e il 70%.5 Un’indagine complementare di CoinShares e Citywire su 261 gestori patrimoniali europei ha rilevato che un quarto di loro ha comunicato che più della metà degli asset digitali dei loro clienti non è gestita da loro, con un aumento al 52% nel Regno Unito.6 In Germania e nel Regno Unito, quasi quattro investitori su dieci in asset digitali non ricevono consulenza su questi attivi da un gestore patrimoniale, ma affermano che ne considererebbero uno.5 In tutti e cinque i mercati, tra il 32% e il 41% di chi ha un gestore lo giudica troppo prudente sul tema, con la Svizzera al valore più alto e il Regno Unito al più basso.5 Quali che siano i meriti di quel giudizio, il giudizio viene formulato, e viene formulato senza che il consulente sia parte della conversazione.

Questi dati suggeriscono che gli intermediari che nel 2026 si troveranno colti in contropiede non saranno quelli che hanno deciso di non investire negli asset digitali, ma quelli che, per inerzia, non sono mai arrivati a decidere.

Fonti

1 The Daily Upside, «Il grande trasferimento di ricchezza potrebbe diventare il grande boom degli asset alternativi»

2 World Gold Council, domanda di oro di banche centrali ed ETF 2024–25

3 Bloomberg, flussi netti cumulati degli ETF spot statunitensi su bitcoin da gennaio 2024

4 Citi Institute, aggiornamento GPS sulle stablecoin, settembre 2025; «Citi Tokenization 2030»

5 CoinShares, «Rapporto sugli investitori affluent e le criptovalute», 2026

6 CoinShares e Citywire, Indagine sulla Gestione Patrimoniale e gli Attivi Digitali Europei, 2026

Written by Citywire

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