30 Giugno 2026     |

Come i gestori patrimoniali europei si orientano negli asset digitali

Written by CoinShares

Per i gestori patrimoniali europei, la questione relativa agli asset digitali non è più se adottarli, ma come. Per capire cosa stia realmente guidando questa evoluzione, CoinShares e Citywire hanno condotto un’indagine su 261 professionisti della gestione patrimoniale in Francia, Germania, Italia, Svizzera e Regno Unito nel primo trimestre del 2026. Tra gli intervistati figuravano consulenti finanziari, gestori patrimoniali discrezionali, selezionatori di fondi, private banker e professionisti del family office, tutti membri verificati del panel Citywire Engage.

Cosa dicono i dati

  1. Il divario gestionale esiste già. Un quarto dei consulenti europei segnala che più della metà dell’esposizione agli asset digitali della propria clientela rimane al di fuori della loro gestione, non monitorata e invisibile al rapporto di consulenza. Nel Regno Unito, questa percentuale raggiunge il 52%. I clienti non attendono l’approvazione dei consulenti; investono autonomamente.

  2. Il blocco istituzionale: le società determinano tutto.
    Il 61% dei consulenti lavora in società che vietano gli asset digitali o non forniscono linee guida chiare. Nelle società favorevoli, il 46% dei consulenti raccomanda attivamente gli asset digitali. In quelle restrittive, l’1%. Il divario di conoscenze segue la stessa linea: il 76% dei consulenti che si sentono non sufficientemente informati lavora in società bloccate.

  3. Lo sblocco: prodotti e normativa, non formazione. Il riconoscimento normativo degli asset digitali come classe di attivo standard (45%) e l’accesso agli ETP regolamentati (43%) sono le due condizioni per cui i consulenti cambierebbero il loro comportamento. Gli strumenti didattici rivolti alla clientela si sono piazzati ultimi, selezionati dal 9%. Fra i consulenti che si sentono disinformati, il riconoscimento normativo pesa dieci volte più della formazione.

  4. Le barriere dei clienti: percezioni di rischio. La volatilità e la natura speculativa sono le resistenze dalla clientela più citate. Eppure i consulenti in società favorevoli segnalano contemporaneamente la massima preoccupazione per la volatilità e il minore divario gestionale. I vincoli diventano conversazioni quando l’azienda li consente; dove non lo fa, diventano spiegazioni per l’esposizione già al di fuori della supervisione del consulente.

  5. Selezione dell’emittente: l’esperienza è il fattore trainante. Il track record e l’expertise si sono piazzati primi al 73% in tutti e cinque i mercati, con un peso più che doppio rispetto alle commissioni competitive (31%). Le priorità secondarie divergono per paese, ma la condizione di accesso è universale.

Il report completo include analisi a livello nazionale, analisi dell’approccio dei consulenti ed una conclusione dettagliata di ciò che ciascun mercato necessita per passare dall’esposizione alla raccomandazione.

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