27 Ottobre 2026     |

Cosa fanno gli investitori facoltosi con i propri asset digitali: il report

Written by CoinShares

Un’indagine di CoinShares con Vardaxoglou Advisory ha rivolto la domanda ai clienti stessi. Tra l’11 maggio e il 5 giugno 2026, a 2.230 individui ad alto patrimonio netto di Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Svezia e Svizzera, tutti con almeno 500.000 dollari di patrimonio investibile, è stato chiesto come investono in asset digitali, perché e che cosa si aspettano dal proprio gestore patrimoniale. È una delle più ampie indagini mai condotte su questa asset class tra gli investitori facoltosi, e il complemento dell’indagine di CoinShares e Citywire su 261 gestori patrimoniali europei pubblicata all’inizio dell’anno.

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Cosa mostrano i dati

  1. L’adozione è un comportamento di maggioranza, con un peso istituzionale. In ogni mercato analizzato più della metà degli investitori facoltosi detiene asset digitali, fino a circa il 70% in Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Svizzera. Tra chi detiene, le allocazioni si concentrano in modo netto intorno al 10% del portafoglio, un livello paragonabile a quello del private equity. La convinzione alla base è esplicita: il 77% concorda sul fatto che Bitcoin avrà un ruolo significativo nel futuro sistema finanziario globale e il 79% lo considera una riserva di valore affidabile nel lungo periodo. In cinque mercati più dell’85% dei detentori prevede di aumentare l’esposizione nel 2026, una posizione rimasta salda anche durante il calo di febbraio.

  2. A guidare l’allocazione è una logica strategica di portafoglio, non la speculazione. Tra gli investitori facoltosi che detengono asset digitali, l’apprezzamento del capitale nel lungo periodo e la diversificazione del portafoglio sono la motivazione principale, indicata da circa quattro su dieci. L’interesse per la tecnologia in sé è al secondo posto, mentre la speculazione resta molto al di sotto. Anche l’accesso si istituzionalizza: ETP, piattaforme di brokerage e gestione in custodia raccolgono il 55% delle preferenze contro il 45% degli exchange diretti. Nella precedente indagine Citywire, i consulenti indicavano la natura speculativa delle criptovalute (52%) tra i principali motivi di esitazione dei clienti. Le ragioni dichiarate dai clienti stessi appaiono piuttosto diverse.
  1. I consulenti sono la voce più autorevole, e la domanda non è ancora soddisfatta. I gestori patrimoniali sono la fonte di informazioni sugli asset digitali ritenuta più affidabile in ogni mercato analizzato, scelta in media da oltre il 50%. Eppure l’88% degli investitori facoltosi dichiara di non avere le conoscenze per investire con piena sicurezza, e tra il 27% e il 44% dei detentori vorrebbe un consulente per gli asset digitali ma non ne ha uno. Di questi, il 98% pagherebbe per il servizio. Ciò che chiedono è l’accesso a veicoli conformi e consulenza sull’allocazione, non formazione, che nella maggior parte dei mercati si colloca in posizione relativamente bassa.

  2. Le decisioni sono guidate dal quadro macro, e gli investitori vogliono più regolamentazione. I fattori economici, come i tassi di interesse (47%) e i cambiamenti strutturali dell’ordine economico globale (41%), superano l’analisi tecnica (36%) in ogni mercato. Gli investitori facoltosi valutano ormai le criptovalute più o meno come azioni o materie prime, e ciò sposta la questione dalla competenza sulle criptovalute al giudizio sul portafoglio. La regolamentazione rafforza il punto: quasi quattro su cinque sostengono regole più severe per questa asset class, e l’agenda pro-crypto dell’amministrazione statunitense è percepita come un segnale di legittimazione più forte di MiCA.

  3. Il divario generazionale indica una sola direzione. In vista di un trasferimento di ricchezza stimato in 84.000 miliardi di dollari, gli investitori tra i 18 e i 44 anni destinano agli asset digitali una quota di portafoglio circa doppia rispetto a chi ha 45 anni e oltre in Stati Uniti, Regno Unito, Italia e Svezia, e in ogni mercato sono più propensi ad aumentare l’esposizione nel 2026. Hanno inoltre circa 20 punti percentuali in più di probabilità di cercare un consulente esperto di criptovalute in Stati Uniti, Regno Unito e Germania, e sono più disposti a pagare un premio per averlo. I clienti che erediteranno questo capitale scelgono già su questa base.

Il report completo include analisi per mercato per tutti e sette i mercati, suddivisioni per generazione e un’analisi dettagliata di ciò che gli investitori ad alto patrimonio si aspettano dal proprio gestore patrimoniale.

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