I flussi verso i fondi su asset digitali hanno perso slancio nel corso della settimana, un netto rallentamento dopo 11,1 Mld$ di raccolta da metà luglio. Gran parte di quella domanda precedente sembra aver riflesso acquisti a valutazioni depresse, ma i timori sulla sostenibilità fiscale statunitense sono diventati una componente sempre più rilevante del caso di allocazione.
Il Tesoro interviene, senza effetto
I rendimenti hanno continuato a salire nonostante l’ampliamento del programma di riacquisti sulla parte lunga: il decennale supera il 5,3% e il trentennale tocca il 5,7%, il livello più alto da oltre vent’anni.1 Il Tesoro non ha smesso di intervenire, ma la risposta non si è intensificata con l’aumento dei rendimenti. I riacquisti a sostegno della liquidità sulla parte lunga sono stati raddoppiati ad agosto, ad almeno 4 Mld$ per operazione, e restano in vigore fino a inizio novembre.2 L’effetto limitato sui rendimenti rafforza l’idea che gli investitori guardino alla posizione fiscale di fondo più che ai sostegni di breve periodo. Anche il segretario al Tesoro Scott Bessent ha ammorbidito i toni, riconoscendo che il Tesoro non può semplicemente controllare il mercato obbligazionario e indicando piuttosto i prezzi del petrolio più alti come fattore del rialzo dei rendimenti.
La Fed tirata in due direzioni
I segnali di politica monetaria sono rimasti insolitamente contrastanti. Alcuni esponenti della Fed continuano a sottolineare l’inflazione elevata, altri evidenziano i crescenti rischi al ribasso dal mercato del lavoro. I dati sull’occupazione di settembre sono risultati nettamente più deboli delle attese e hanno portato la probabilità implicita di un rialzo dei tassi a ottobre al 23%, dal 71% di tre settimane prima. Nonostante questo movimento, i mercati continuano ad attendersi che sia l’inflazione, e non l’occupazione, a determinare la prossima decisione.
Questo spiega in parte perché il quadro occupazionale più debole non abbia prodotto un rialzo più deciso del bitcoin. L’attività economica resta relativamente resiliente: i PMI continuano questa settimana a indicare espansione, mentre consumi e altri indicatori tengono meglio di quanto suggeriscano i dati sul lavoro.3 Allo stesso tempo i prezzi dell’energia restano elevati, in parte per il conflitto iraniano, lasciando la Fed di fronte a una combinazione scomoda di occupazione più debole e pressione inflazionistica persistente.
Incertezza, non fondamentali in peggioramento
A nostro avviso, l’assenza di slancio nei flussi riflette incertezza più che un peggioramento dei fondamentali. Gli investitori stanno cercando di conciliare tre segnali contrastanti: occupazione più debole, inflazione tenace e una posizione fiscale sempre più scomoda.
Perché il mercato obbligazionario può contare più della Fed
Di questi tre, il mercato obbligazionario potrebbe rivelarsi il più importante. Settembre è stato il peggior mese per i titoli di Stato americani in quattro anni, con il rendimento decennale salito di oltre 50 punti base. Rendimenti più alti sarebbero normalmente un freno per il bitcoin attraverso condizioni finanziarie più restrittive. Ma se riflettono sempre più timori sulla sostenibilità dei conti pubblici americani anziché una crescita più forte, la lettura cambia: il bitcoin appare meno come un classico asset rischioso e più come un’alternativa alla moneta emessa dagli Stati.
Il mercato non ha ancora sciolto la questione. Il mercato del lavoro si indebolisce, la crescita tiene e l’inflazione resta la preoccupazione principale della Fed. Questa combinazione è bastata a far salire gradualmente il bitcoin. A trasformare la salita lenta in un’accelerazione sarebbe il fatto che i flussi seguano l’argomento fiscale anziché quello dei tassi, ed è il dato da monitorare nelle prossime settimane.
Fonti
1 Dipartimento del Tesoro USA, Daily Treasury Par Yield Curve Rates, ottobre 2026
2 Dipartimento del Tesoro USA, annunci di operazioni di riacquisto, agosto-ottobre 2026
3 S&P Global, PMI USA, ottobre 2026
