Per i gestori patrimoniali europei, la questione relativa agli asset digitali non è più se adottarli, ma come. Per capire cosa stia realmente guidando questa evoluzione, CoinShares e Citywire hanno condotto un’indagine su 261 professionisti della gestione patrimoniale in Francia, Germania, Italia, Svizzera e Regno Unito nel primo trimestre del 2026. Tra gli intervistati figuravano consulenti finanziari, gestori patrimoniali discrezionali, selezionatori di fondi, private banker e professionisti del family office, tutti membri verificati del panel Citywire Engage.
Cosa dicono i dati
- Il divario gestionale esiste già. Un quarto dei consulenti europei segnala che più della metà dell’esposizione agli asset digitali della propria clientela rimane al di fuori della loro gestione, non monitorata e invisibile al rapporto di consulenza. Nel Regno Unito, questa percentuale raggiunge il 52%. I clienti non attendono l’approvazione dei consulenti; investono autonomamente.
- Il blocco istituzionale: le società determinano tutto.
Il 61% dei consulenti lavora in società che vietano gli asset digitali o non forniscono linee guida chiare. Nelle società favorevoli, il 46% dei consulenti raccomanda attivamente gli asset digitali. In quelle restrittive, l’1%. Il divario di conoscenze segue la stessa linea: il 76% dei consulenti che si sentono non sufficientemente informati lavora in società bloccate. - Lo sblocco: prodotti e normativa, non formazione. Il riconoscimento normativo degli asset digitali come classe di attivo standard (45%) e l’accesso agli ETP regolamentati (43%) sono le due condizioni per cui i consulenti cambierebbero il loro comportamento. Gli strumenti didattici rivolti alla clientela si sono piazzati ultimi, selezionati dal 9%. Fra i consulenti che si sentono disinformati, il riconoscimento normativo pesa dieci volte più della formazione.
- Le barriere dei clienti: percezioni di rischio. La volatilità e la natura speculativa sono le resistenze dalla clientela più citate. Eppure i consulenti in società favorevoli segnalano contemporaneamente la massima preoccupazione per la volatilità e il minore divario gestionale. I vincoli diventano conversazioni quando l’azienda li consente; dove non lo fa, diventano spiegazioni per l’esposizione già al di fuori della supervisione del consulente.
- Selezione dell’emittente: l’esperienza è il fattore trainante. Il track record e l’expertise si sono piazzati primi al 73% in tutti e cinque i mercati, con un peso più che doppio rispetto alle commissioni competitive (31%). Le priorità secondarie divergono per paese, ma la condizione di accesso è universale.
Il report completo include analisi a livello nazionale, analisi dell’approccio dei consulenti ed una conclusione dettagliata di ciò che ciascun mercato necessita per passare dall’esposizione alla raccomandazione.
