La tokenizzazione — il processo di rappresentare i diritti di proprietà come token digitali su una blockchain — è passata da concetto a realtà multimiliardaria. Il mercato degli asset reali tokenizzati (escluse le stablecoin) è triplicato nel 2025, raggiungendo circa 19 miliardi di dollari secondo RWA.xyz. Gli analisti stimano che potrebbe crescere fino a 2.000 miliardi di dollari o più entro il 2030. Per i consulenti, comprendere cosa viene tokenizzato e perché aiuta a spiegare dove l’infrastruttura blockchain si interseca con la finanza tradizionale.
La meccanica è semplice. La tokenizzazione converte i diritti di proprietà — su immobili, strumenti finanziari o materie prime — in token digitali programmabili registrati su una blockchain. Questi token possono essere trasferiti, negoziati e, in alcuni casi, frazionati, creando liquidità per asset tradizionalmente illiquidi. Gli smart contract automatizzano funzioni come la distribuzione dei dividendi, i controlli di conformità e il regolamento.
Cosa viene tokenizzato?
Il credito privato domina attualmente il mercato, con circa 9 miliardi di dollari in prestiti tokenizzati. Figure, il maggiore emittente, ha originato oltre 12 miliardi di dollari in prestiti home equity sulla propria blockchain Provenance. L’attrattiva è duplice: gli investitori accedono a rendimenti solitamente riservati ai canali istituzionali, mentre gli emittenti riducono costi amministrativi e tempi di regolamento. La tokenizzazione trasforma prestiti che potrebbero richiedere settimane per essere regolati in asset trasferibili in pochi minuti.
I titoli di Stato rappresentano la seconda categoria per dimensioni. Il fondo BUIDL di BlackRock, lanciato a marzo 2024, detiene oggi oltre 1,8 miliardi di dollari in Treasury USA tokenizzati. Il fondo BENJI di Franklin Templeton su Stellar ha accumulato circa 800 milioni di dollari. Questi prodotti offrono la sicurezza dei titoli governativi con la disponibilità 24/7 e le funzionalità programmabili della blockchain. La domanda istituzionale riflette una proposta di valore semplice: lo stesso asset sottostante, ma con maggiore efficienza operativa.
Anche le materie prime hanno trovato spazio. I token garantiti da oro, come Paxos Gold (PAXG) e Tether Gold (XAUT), rappresentano la maggior parte dei 2 miliardi di dollari del mercato delle commodity tokenizzate. Ogni token rappresenta la proprietà di oro fisico custodito, offrendo esposizione al metallo senza la complessità della custodia fisica o l’errore di tracking dei derivati.
Ethereum in prima linea
Ethereum rimane l’infrastruttura dominante, ospitando circa 12 miliardi di dollari in asset tokenizzati — circa due terzi del mercato. Il suo ecosistema consolidato, la comprovata sicurezza e la familiarità istituzionale lo rendono la scelta predefinita per gli emittenti regolamentati. BlackRock, ad esempio, ha lanciato BUIDL su Ethereum prima di espandersi su altre reti. Anche altre reti compatibili con Ethereum (Layer 2) offrono soluzioni di tokenizzazione a costi inferiori, come Arbitrum, Base o Polygon.
La tokenizzazione, tuttavia, non è esclusivamente una storia di Ethereum. L’attività RWA su Solana ha raggiunto 2,4 miliardi di dollari nel 2025, con una crescita del 200% su base annua, trainata da costi di transazione contenuti e alta capacità di elaborazione. Anche Avalanche ha attratto operatori istituzionali grazie alla sua architettura a subnet (reti secondarie), che consente ambienti di conformità personalizzati: il Dubai Land Department, ad esempio, emette ora certificati di proprietà immobiliare su una subnet Avalanche.
Perché è rilevante
Per i consulenti emergono diversi punti pratici. Primo, la tokenizzazione non cambia la natura di un asset: cambia il modo in cui la proprietà viene registrata e trasferita. Un Treasury bill tokenizzato resta un Treasury bill; il profilo di rischio sottostante rimane invariato. Secondo, non tutti i token sono uguali. Alcuni rappresentano proprietà diretta; altri sono strumenti sintetici che replicano i prezzi senza conferire diritti di azionista. La due diligence sulla struttura legale è fondamentale.
Terzo, i quadri normativi sono in evoluzione e non ancora uniformi. Il regolamento MiCA dell’UE offre maggiore chiarezza, mentre negli Stati Uniti il contesto resta frammentato. La classificazione dei token — come strumenti finanziari, commodity o altro — determina le tutele per gli investitori.
La tokenizzazione è un’infrastruttura, non una classe di attivi. Ma con un numero crescente di asset tradizionali che si spostano on-chain, i consulenti che ne comprendono le dinamiche saranno meglio posizionati per valutare i prodotti che emergeranno da questa trasformazione.
